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Anno XIV Numero 9
– Martedì 4 Febbraio 2014
Tares e Mini Imu: rimediare alle dimenticanze
di Pierpaolo Molinengo
Lo scorso 24 gennaio era il fatidico venerdì nero, ovvero, l’ultimo giorno utile, per i contribuenti italiani, per pagare la cosiddetta mini Imu e la maggiorazione Tares.
Il primo balzello consiste nel pagamento del 40% della maggiore Imu risultante dall’applicazione dell’aliquota deliberata dal Comune rispetto l’aliquota base del 4 per mille.
Secondo le stime della CGIA di Mestre sono circa 9.128.000 i proprietari di abitazioni.
Il tributo non va pagato laddove l’ammontare sia inferiore ai 12 euro, salvo che il Comune non abbia disposto diversamente.
La maggiorazione Tares è, invece, un tributo di 30 centesimi al metro quadro introdotto dal governo Monti con il decreto Salva Italia.

Cosa fare in caso di mancato pagamento.
Se entro un anno il contribuente non avrà provveduto al pagamento della suddette imposte – spiega la CGIA di Mestre -, scatta a suo carico una multa pari al 30% dell’importo dovuto, più gli interessi di mora dell’1 per mille annuo (dal 2014) e le spese per la notifica.
Se, tuttavia, il cittadino si accorge del mancato pagamento e intende provvedere può avvalersi di tre modalità di pagamento con sanzioni ridotte.

Ravvedimento oneroso sprint.
Il d.l. 98 del 06/07/2011, prevede che laddove il contribuente non abbia pagato le imposte, può farlo entro 14 giorni dalla scadenza originaria, versando lo 0,2% di sanzioni per ogni giorno di ritardo.

Ravvedimento breve.

Dal quindicesimo al trentesimo giorno di ritardo dalla scadenza del pagamento, la sanzione è ridotta ad al 3% dell’importo.

Ravvedimento lungo.
La sanzione è ridotta al 3,75% dell’importo.

Ritardo nei pagamenti della Tares. Non è prevista nessuna sanzione se il versamento dell’addizionale Tares è insufficiente o non è stato effettuato per il mancato invio del bollettino del saldo Tares 2013 e del modello F24 relativo ai servizi indivisibili da parte del Comune.

Famiglie sempre più povere
L’indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie non fa altro che confermare, in ritardo, la situazione di vero e proprio allarme che denunciamo da tempo.
La grave crisi, unita all’aumento della pressione fiscale, hanno determinato una progressiva e sempre più profonda erosione del potere di acquisto delle famiglie (-13,4% dal 2008 ad oggi secondo le stime dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori), fino a costringerle a modificare anche le abitudini più stabili e radicate, come quelle relative ai consumi alimentari.
Basti pensare che, solo nel 2013, una famiglia composta da 3 persone ha ridotto mediamente la propria spesa alimentare di 309 Euro annui, oltre metà di quanto tale famiglia spende per l’alimentazione in un mese.
Un segnale estremamente indicativo delle condizioni di difficoltà vissute dai cittadini: la domanda relativa al settore agroalimentare è, infatti, tradizionalmente considerata anelastica proprio perché è l’ultima ad essere intaccata in una situazione di crisi.
A ciò si aggiungono i dati inquietanti sull’incremento della povertà e sulle precarie condizioni dei giovani.
«Una situazione simile merita la priorità assoluta da parte del Governo, che deve dare risposte concrete in termini di crescita dell’occupazione, in particolar modo quella giovanile e di rilancio della domanda interna, attraverso una detassazione a favore delle famiglie a reddito fisso» dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti.
Roma. Case ERP, sussidi, tasse: stop ai finti poveri
Lotta serrata ai furbi che si fingono poveri e ottengono una casa popolare – e magari sussidi e contributi –, agli evasori dei tributi locali, ai contraffattori. Siglato in Campidoglio un accordo Roma Capitale – Guardia di Finanza per mettere assieme le forze, coordinando e potenziando i controlli. Lo hanno firmato il sindaco Ignazio Marino e il comandante provinciale delle Fiamme Gialle, generale Ivano Maccani, presente l’assessore capitolino alla Casa Daniele Ozzimo.
L’intesa prevede protocolli di dettaglio sulle singole materie, la cui stipula seguirà in tempi brevi l’accordo quadro.
Intanto è stato firmato quello sugli alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP): considerata anche l’attuale fase di crisi, è indispensabile verificare in modo costante che gli assegnatari abbiano i requisiti previsti per abitare in una casa popolare (comunale o dell’Ater).
Il patto serve a scongiurare che si verifichino per gli alloggi ERP casi analoghi a quello di pochi giorni fa, quando la G.d.F. ha confiscato oltre due milioni di euro a venti rom, ufficialmente indigenti, che per anni hanno avuto un tetto e altre agevolazioni a carico delle casse capitoline: utenze (acqua, luce e gas) gratuite, esenzione dalla tassa rifiuti.
Possedevano un vero e proprio “tesoretto” su conti correnti e depositi, azioni e obbligazioni, gioielli custoditi in cassette di sicurezza.
Torino: conviene comprare o affittare?
L’Ufficio Studi Tecnocasa ha valutato la convenienza tra l’acquisto e la locazione di un bilocale di 60 mq in una zona semicentrale di Torino.

ACQUISTO
L’immobile costa 118.000 € e l’acquirente ricorre ad un mutuo a tasso fisso di 25 anni che finanzia il 74% del valore, pagando una rata di mutuo di 519 €. Possiede quindi un capitale a disposizione di 40.000 €. L’importo del mutuo comprende anche le spese legate all’acquisto dell’immobile: notaio, intermediazione immobiliare, imposte e bolli.
Egli pagherà i costi legati all’acquisto della casa e all’accensione del mutuo e avrà un beneficio fiscale grazie alla detrazione degli interessi passivi. Inoltre dovrà pagare le spese di gestione dell’immobile (manutenzione straordinaria e assicurazione).

Per calcolare il valore futuro dell’ immobile abbiamo considerato una rivalutazione annua pari alla media dell’indice Istat degli ultimi 10 anni.

DIFFERENZA RATA MUTUO-CANONE E ALTRI COSTI/BENEFICI
Il modello proposto considera la differenza tra i canoni di locazione e le rate di mutuo. Per esempio, nel primo anno ci sarà una differenza positiva per il locatario (che spende 475 € al mese contro una rata mensile di 519 € per il proprietario). Tale differenza sarà investita in un conto corrente bancario ordinario con tasso di remunerazione dello 0,35% lordo.

Brianza: il mercato delle illusioni
Il mercato immobiliare in Brianza è ancora in attesa di rilancio. Per quanto riguarda gli scambi, il numero delle compravendite immobiliari del residenziale chiude il 2013 in calo rispetto al 2012, sia il capoluogo (-10,5%%) che la provincia (-11,6%). I prezzi, complessivamente, si contraggono mediamente sia in città che in provincia: scendono, infatti, del -4,2% in sei mesi i prezzi delle abitazioni a Monza, con un costo medio di 1.940 Euro/mq mentre il resto della Brianza registra una contrazione semestrale di -1,1%, con un costo medio di 1.338 Euro/mq. Analogamente al prodotto usato diminuisce anche il prodotto “nuovo”: le quotazioni a Monza registrano in 6 mesi il -3,5% e il -6,2% registrato da appartamenti vecchi. Si mantiene, invece, più marcata in Brianza la differenza tra nuovo e usato: gli immobili nuovi registrano -0,1% in sei mesi, contro -0,6% per i recenti e -2,8% per i vecch i. Nel dettaglio delle macroaree, la Brianza del caratese presenta una variazione media semestrale per i prezzi degli appartamenti di -1,1%. Il vimercatese delle infrastrutture mostra una variazione media semestrale per i prezzi degli appartamenti di -1,4%, l’area del cesanese-desiano -0,6%. Lieve flessione per i canoni di locazione a Monza (-0,5% in 6 mesi e un canone medio di 68 Euro/mq per appartamenti di oltre 70 metri quadri non arredati), mentre in Brianza si registra un -0,6 % in 6 mesi, per un canone medio di 64 Euro/mq. I rendimenti annui si attestano sul 3,1% in città e sul 3,4% in Brianza. Nel segmento industriale il prezzo medio per i capannoni registra in 6 mesi a Monza -3,2% per i nuovi e -8,0% per i recenti, mentre in Brianza in sei mesi il nuovo e l’usato scendono rispettivamente di -1,8% e -2,9%. La contrazione del valore dei terreni residenziali prosegue (a Monza -4,6% in sei mesi, -8,2% in un anno; in Brianza -1,3% in sei mesi, -6,1% in un anno). A Monza ci ttà i prezzi più alti nel residenziale si registrano nel centro storico (3.196 Euro/mq, in sei mesi -1,8%) e nella zona Parco-Villa Reale (2.580 Euro/mq, -6,1% in sei mesi). Sono alcuni dei dati che emergono dalla “Rilevazione dei prezzi degli immobili sulla piazza di Monza e Brianza” sul II semestre 2013, promossa dalla Camera di commercio di Monza e Brianza in collaborazione con F.I.M.A.A. Milano Monza & Brianza e Borsa Immobiliare.
Roma: Progetto Flaminio,
la Città della Scienza nell’ex caserma Reni
Un pezzo di Roma cambia volto e guarda all’Europa, alle cattedrali metropolitane della scienza e dell’arte come il Beaubourg parigino o il Technikmuseum di Berlino. L’ex caserma Guido Reni, zona Flaminio, II Municipio, sarà la sede della Città della Scienza: «un centro di rilevanza internazionale», spiega una nota del Campidoglio, «in grado di accogliere, esporre e rendere accessibile al grande pubblico il sapere scientifico e tecnologico in tutte le sue evoluzioni e articolazioni, nonché di promuovere la conoscenza scientifica, di sperimentarla e di diffonderla». Accanto sorgeranno spazi pubblici, alberghi, negozi, alloggi sociali. 51mila metri quadri da “rigenerare”, un quartiere che cambia identità e diventa il più esteso polo culturale cittadino.
Presentato nei giorni scorsi dal sindaco Ignazio Marino e dall’assessore Giovanni Caudo (Trasformazione Urbana), è il primo intervento urbanistico di grande respiro dell’attuale amministrazione capitolina. «Un sogno coltivato per oltre un terzo di secolo -, ha detto il Sindaco -. Un museo contemporaneo della scienza, analogo a quelli presenti in altre capitali europee».
Le linee generali del progetto: dei 51mila metri quadri che formano l’area d’intervento (con 72mila mq. di nuovi edifici), 10mila di superficie fondiaria saranno occupati dalla Città della Scienza. Ci saranno poi 200 residenze private per 27mila metri quadri; 70 alloggi sociali (6mila metri quadri di superficie costruita), spazi commerciali (5mila) e strutture ricettive (5mila). 14mila metri quadri, infine, la superficie effettiva (fondiaria) destinata ad attrezzature pubbliche. I ricavi delle parti messe a reddito finanzieranno l’intervento, senza costi aggiuntivi per il Campidoglio. L’operazione è condotta da Roma Capitale con l’Agenzia del Demanio (Ministero dell’Economia e delle Finanze) e coinvolge il fondo immobiliare della Cassa Depositi e Prestiti (Investimenti SGR).
Gli obiettivi: «offrire nuovi servizi ai cittadini», spiega sempre la nota di Roma Capitale, «e mettere a disposizione della città una struttura che vuole essere un contributo alla sua crescita economica, sociale e culturale».