I libri imperdibili: Francesco Libetta – Zecchini Editore

 

ZECCHINI EDITORE

I libri imperdibili: Francesco Libetta

 

Dopo Chailly e Muti che riprendono i concerti alla Scala,

quella che già doveva essere l’apertura della Stagione in abbonamento della Società dei Concerti

ora diventa la riapertura della Sala Verdi del Conservatorio di Milano dopo la lunga interruzione,

mercoledì 12 maggio alle ore 20.00 con Francesco Libetta.

Il primo pezzo del programma, non a caso, è l’Invitation à la Danse di Weber.

Poi ancora tre danze: gli ultimi tre Valzer pubblicati da Chopin;

tre Studî (dalla danza si passa alle visionarie immaginazioni timbriche), e la “narrazione” della prima Ballata.

Chiudono il programma la Grande Sonata patetica in do minore di Beethoven

(fresca di registrazione l’integrale delle trentacinque – già, non trentadue… — Sonate sul Borgato di tre metri e 33),

e il Quartetto dal Rigoletto trascritto da Liszt (pronti a uscire i CD degli Années de Pèlerinage e degli Études).

Un programma che è fatto di tasselli saldamente stretti tra loro, e la cui logica è la stessa illustrata nel libro

che Francesco Libetta ha pubblicato per Zecchini Editore, dal titolo

Musicista in pochi decenni. Idoli, opinioni, esperienze sulla strada del successo sicuro.

Una sorta di guida all’ascolto non solo di questo concerto, ma di un’intera carriera…

 

Buona lettura!

 

 

Francesco Libetta

MUSICISTA IN POCHI DECENNI

Idoli, opinioni, esperienze sulla strada del successo sicuro

 

A volte capita di chiedere o di sentirsi chiedere: “Che cosa pensi quando suoni?” oppure: “Come si fa a suonare bene?”. La musica non è un catalogo di sentimenti semplici, o verbalizzabili. Attraverso l’arte, con la scelta di studiare uno strumento e attraverso l’esecuzione di un capolavoro musicale, noi riusciamo ad alludere a esperienze personali, culturali o emotive, dimostriamo la natura dei nostri atteggiamenti verso il mondo e verso gli altri. Osceno è ciò che resta, e deve restare, fuori dalla scena; ciò che un musicista pensa mentre suona fa parte di tale categoria. Se un musicista lo svela, e lo consegna non più a se stesso durante lo studio, ma al pubblico attraverso un concerto o attraverso interviste, intraprende un percorso di vita potenzialmente infinito, che il presente libro ripercorre a piccole tappe.

 

  1. VI+194 – formato cm. 17×24 – Euro 25,00

Per saperne di più o leggere il sommario del libro clicca QUI 

 

Un estratto dal libro “Musicista in pochi decenni”:

Prolegomeni. — Poco più di un secolo fa, un famoso compositore che conobbe un successo piuttosto tormentato pronunciò una frase che viene spesso citata: Ogni Sinfonia dovrebbe essere un Universo. Tanto è vasta la Musica, che addirittura un singolo brano può essere un mondo. Figuriamoci allora quanta sia la varietà di scelte, differenze e contrasti nelle produzioni dei tanti genî succedutisi nei secoli, o tra le culture, o fra le aspirazioni dei milioni di appassionati di ogni generazione e di ogni continente.

Sarà anche vero che in tutto il mondo migliaia di giovanotti aspirano a suonare la musica di Rachmaninov più forte di Vladimir Horowitz, che in Cina milioni di pianisti vogliono diventare più famosi di Yuja Wang, e in tanti cercano di eseguire i brani di Liszt più velocemente di György Cziffra. Allo stesso tempo ho tra i miei amici un giudice statunitense, uomo amabilissimo e ormai in pensione, che ha studiato per quattro anni le prime due pagine della Sonata in Do Maggiore di Mozart, con passione inscalfibile e ricavandone sincere soddisfazioni. Personalmente, io voglio imparare a suonare le melodie di Albéniz come me le suona Jorge Luis Prats, le sonorità di Skrjabin come le reinventa Ilya Itin e i cantabili di Schubert come ascolto nelle registrazioni di Wilhelm Kempff; ed è sotto gli occhi di tutti che grandi maestri di successo come Marc-André Hamelin o András Schiff sono acclamati perché suonano Albéniz e Schubert in un altro modo. Qualcuno non tollera l’idea di insegnare; in un suo curriculum Schiff faceva rimarcare che quando è in una giuria di concorsi lo fa come straordinaria eccezione. Altri insegnano con passione, o dicono che addirittura imparano e progrediscono attraverso il rapporto con gli studenti, con la loro passione, con la loro fede agguerrita nella musica, con la loro ideale visione del mondo. Se insomma ogni persona ha il diritto a perseguire una sua personale idea di successo, ogni sviluppo avrà conseguentemente una sua regola e una sua specifica coerenza.

Una. Sua. Siamo sicuri che ognuno di noi abbia in mente un solo scopo prefissato della sua attività, con un percorso chiaro? Ciò che pensiamo, inoltre, è veramente frutto della nostra sincera convinzione, o piuttosto  rischiamo e quanto spesso — di agire guidati da preconcetti e da idee che non ci siamo preoccupati di verificare e aggiornare, seguendo le fasi dei tempi intorno a noi, o del momento della nostra vita? Il Maestro di Musica, di Arte insomma, quella figura che ha avuto storicamente un ruolo particolarissimo (con il vecchio — o previgente — ordinamento dei corsi di studio dei conservatorî italiani, spesso si passava dai dieci ai vent’anni con un Maestro che ogni settimana decideva quasi la quotidianità della vita anche emotiva. Una influenza che troppo spesso i genitori non percepivano nella sua enormità), deve tirare fuori da noi soltanto una tecnica strumentale pratica, una coscienza estetica, o un atteggiamento di vita? Gino Marinuzzi jr., durante una sua lezione, ci raccontò che il suo maestro di composizione gli faceva osservazioni addirittura sulle sue amicizie. E mentre ci raccontava quel vecchio dialogo confessava di essere arrivato con l’età a trovare la cosa sempre più corretta e necessaria. Con le riforma degli studi artistici, con gli sviluppi del metropolitanismo globalizzante, con l’evoluzione del capitalismo, il senso di guida è anch’esso mutato. Sempre di più siamo chiamati a essere maestri di noi stessi, e sempre con la tradizionale responsabilità di arrubbare il mestiere con ogni mezzo a nostra disposizione.

Il presente volume, nato come manuale musicale pratico e cresciuto come diario di opinioni ed esperienze, vuole essere la condivisione di una serie di esperienze personali e di una piccola collezione di riflessioni raccolte da esperienze altrui; e poiché noi siamo ciò che leggiamo, potrebbe avere un suo senso riflettere esplicitamente su tali argomenti. Non si parla di musica, ma delle cose intorno alla musica, di come si fa musica. Visto che noi impariamo sbagliando, visto che Esperienza è il nome che ciascuno di noi da ai propri errori, e visto che è inutile (et diabolicus) ripetere sempre gli stessi errori, indico insomma qui i miei e quelli che ho visto fare, in modo che chi avrà letto queste pagine sarà poi libero di passare a commetterne di nuovi e inediti.

 

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